
Nel primo trimestre del 2026 le importazioni della regione Marche dai Paesi che affacciano sullo Stretto di Hormuz (Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iran, Qatar, Oman e Bahrein) sono più che raddoppiate facendo segnare un incremento del 109,8%. È il dato più significativo tra le regioni del Centro Italia (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo).
È quanto riporta un'analisi del Centro Studi Tagliacarne pubblicata nell'articolo "Import, cala la dipendenza dal Medio Oriente" pubblicato sul Sole 24 Ore Centro.
L'import dallo Stretto di Hormuz cresce anche in Abruzzo (+41,6%) mentre cala in:
- Toscana (-61,3%),
- Lazio (-31,8%),
- Emilia-Romagna (-28,4%).
Le imprese del Centro Italia, però, hanno anche aumentato, nell'ordine del 13,4%, le importazioni da altri Paesi extra-Ue. Con lo scopo di ridurre la dipendenza da Stretto di Hormuz e Golfo Persico.
Cosa si acquista e dove
Quasi l'80% degli acquisti dall'area riguardano il comparto energetico. I prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio rappresentano infatti la prima voce di acquisto con 264 milioni di euro, pari al 44,4% del totale, mentre il petrolio greggio vale altri 197 milioni, equivalenti al 33,2%. I principali fornitori, per il Centro Italia, sono:
- Arabia Saudita (45,4% del totale),
- Iraq (33,2%),
- Emirati Arabi Uniti (14,1%).
Il quadro generale
Tra gennaio e marzo del 2026 le importazioni dai Paesi che affacciano sullo Stretto di Hormuz diminuiscono del 21,9%, in misura maggiore rispetto alla media italiana (-12,4%). Tuttavia il Centro Italia concentra il 24,1% delle importazioni provenienti dall'area e in questo contesto spiccano Lazio (46% degli acquisti) e Marche (33,9%).
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