
La produttività vista da un’altra prospettiva per comprendere il valore delle microimprese italiane. Nell’articolo “Le microimprese non sono un freno: il valore che la produttività non misura”, pubblicato sull’Huffpost, il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito, parte da alcuni dati per arrivare a incentrare l’attenzione sul valore condiviso. Ovvero la capacità dell’impresa di adottare politiche e pratiche operative che ne rafforzino la competitività e, contemporaneamente, migliorino le condizioni economiche e sociali delle comunità nelle quali opera.
Il quadro generale
Nel nostro Paese le aziende più piccole registrano una produttività pari al 62% della media e al 41% di quella delle imprese con oltre 250 addetti. Inoltre, con più di 7,6 milioni di addetti, assorbono il 41% dell’occupazione complessiva, contro il 27% della Francia, il 19% della Germania e il 30% della media europea.
Il ruolo
Guardando questo contesto dal punto di vista del valore condiviso emerge il contributo delle microimprese a tre aspetti:
- distribuzione territoriale delle opportunità di lavoro,
- vitalità delle comunità locali,
- tenuta del tessuto produttivo.
“Ciò non significa difendere l’immutabilità dell’attuale struttura imprenditoriale né ignorarne i limiti. Significa, piuttosto, prendere atto di una realtà complessa”, evidenzia Esposito. Nello specifico: una riduzione dei posti di lavoro per dare slancio alla produttività migliora un indicatore statistico ma non necessariamente apporta un beneficio alla società. Parimenti un aumento dell’occupazione può ridurre, nel breve periodo, la produttività misurata pur generando valore sociale.
Lo studio
Citando il recente Rapporto sul commercio al dettaglio realizzato dal Centro Studi di Confcommercio, con il contributo dell’Istituto Tagliacarne, il direttore generale sottolinea come, in questo settore, in trent’anni il prodotto medio per addetto è cresciuto di oltre il 61%, contro il 5,4% dei servizi e l’8,7% dell’intera economia. Di conseguenza, la valutazione sulla produttività delle aziende di minori dimensioni deve tenere conto di tre fattori:
- produttività economica,
- capacità di innovazione,
- valore sociale generato attraverso l’occupazione.
“La vera questione - scrive Esposito - diventa allora come rendere le micro-imprese più competitive, innovative e produttive creando le condizioni affinché possano investire in tecnologie, competenze e organizzazione, migliorando contemporaneamente la qualità del lavoro offerto”.
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