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La classe dirigente come infrastruttura dello sviluppo

Screenshot del titolo dell'articolo con foto di un uomo in giacca sul lato destro

L'esperienza dei distretti industriali, vista nell'ottica di una collaborazione virtuosa tra imprese, comunità e classe dirigente locale, è l'elemento su cui si sofferma Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, nell'articolo "La classe dirigente come infrastruttura dello sviluppo", pubblicato sull'Huffpost. 
La cosiddetta “Terza Italia” rappresentava un modello nel quale la manifattura si accompagnava a coesione sociale, mobilità e partecipazione. 

Politica attiva
Un ruolo centrale era svolto dalle classi dirigenti locali, formate non soltanto nelle istituzioni, ma attraverso percorsi di partecipazione politica e sociale. I partiti e le loro organizzazioni territoriali costituivano vere e proprie palestre di formazione, nelle quali maturavano capacità di mediazione, conoscenza dei territori e attitudine a trasformare interessi diversi in progetti comuni.

Un equilibrio progressivamente indebolito dalla globalizzazione, come dimostrano i numeri. "Nel 1985 erano 27 le province nelle quali l’industria contribuiva per oltre il 40% alla formazione del valore aggiunto; oggi ne rimangono soltanto tre. In termini relativi, il Nord-Ovest ha ridotto di circa un terzo il peso dell’industria, il Nord-Est dell’11%, il Centro del 27% e il Mezzogiorno del 21%". A perdere consistenza è stato anche il radicamento territoriale della politica, al punto che occorre chiedersi se le difficoltà attuali non dipendano anche dalla rottura dell’equilibrio tra manifattura, coesione sociale, istituzioni e capacità delle classi dirigenti di costruire convergenze.

L'atmosfera industriale 
Per ricreare oggi l'atmosfera industriale dei distretti occorre intervenire su più fronti: 

  • creare nuovi percorsi di partecipazione, 
  • rafforzare l’interazione tra politiche nazionali e territoriali, 
  • costruire progetti capaci di aggregare interessi differenti,
  • investire nella formazione di nuove classi dirigenti a partire dai territori.

La questione della classe dirigente, secondo Esposito, è centrale per lo sviluppo economico. Mancano persone che abbiamo specifiche caratteristiche:

  • conoscere le realtà locali, per collocarle in scenari più ampi,
  • rappresentare gli interessi territoriali senza trasformarli in localismo,
  • costruire mediazioni senza rinunciare a una visione,
  • mettere in relazione imprese, istituzioni, università, corpi intermedi e società civile.

In sostanza una classe locale in grado di inserire lo sviluppo locale in un contesto nazionale.

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