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Il problema del riconoscimento dei lavoratori

Screenshot del titolo e foto sullo sfondo sul tema del lavoro

I riflessi della globalizzazione sul lavoro incidono in maniera specifica su aspetti come motivazioni e coinvolgimento. E’ quanto emerge dall’articolo “Il problema del riconoscimento dei lavoratori” di Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, pubblicato sull’Huffpost. 
Secondo quanto rivela il Gallup su State of the Global Workplace 2026 a livello globale solo il 20% dei lavoratori si dichiara coinvolto (in termini di partecipazione ed entusiasmo), il dato più basso dal 2020. Ciò determina una perdita di circa 10 mila miliardi di dollari in termini di produttività. 
In Europa e in Italia la situazione peggiora poiché i lavoratori che si considerano fortemente coinvolti sono rispettivamente il 12% e 11%. Una quota elevata di persone, peraltro, dichiara di provare tristezza sul luogo di lavoro.

Il ruolo dei manager
Secondo Esposito i manager hanno difficoltà nel cogliere i segnali di insoddisfazione dei lavoratori. Quando intervengono lo fanno solo attraverso ricompense monetarie, trascurando un bisogno primario del dipendente che è quello del riconoscimento “inteso come autostima e come essere considerati dagli altri”. 
E qui i numeri tornano a supporto del ragionamento: circa il 70% della variabilità dell’engagement dipende infatti dal dirigente e dallo stile di leadership. Il Rapporto Gallup presenta due specifiche evidenze: 

  • più le persone sono soddisfatte e pensano che il loro lavoro migliori la vita degli altri, 
  • maggiore è il loro livello di benessere.

Per produrre un cambiamento, evidenzia il direttore generale, è necessaria una leadership fiduciaria e in grado di “sviluppare empatia verso le motivazioni dei lavoratori, promuovere reciprocità e favorire un’azione collettiva orientata alla condivisione”.

Leggi qui l’articolo completo.