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Economia del mare, un motore da quasi 225 miliardi di euro

Sezione della locandina dell'evento

Con 253.599 imprese e 1.133.949 occupati, l’economia del mare genera un valore aggiunto diretto di 78,9 miliardi di euro che, considerando gli effetti sull'intera filiera economica, raggiunge 224,9 miliardi di euro, pari all'11,4% del PIL nazionale.
È il quadro delineato dal XIV Rapporto Nazionale sull'Economia del Mare, realizzato dall'Osservatorio Nazionale sull'Economia del Mare Ossermare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di Commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell'ambito del Blue Forum 2026.
I numeri raccontano un settore in continua espansione. Rispetto alla precedente rilevazione, emergono i seguenti dati: 

  • valore aggiunto complessivo +9,6 miliardi di euro,
  • valore aggiunto diretto quasi +2,9 miliardi di euro.
  • occupati +4,2% 

Un ecosistema giovane, femminile e internazionale
Il Sistema Mare si distingue anche per la vitalità del proprio tessuto imprenditoriale.
Le imprese giovanili sono 20.914, pari all'8,2% del totale; le imprese femminili raggiungono quota 56.811, rappresentando il 22,4% dell'intero comparto, mentre le imprese guidate da imprenditori stranieri sono 19.982, pari al 7,9%.
La Liguria si conferma la regione italiana con la maggiore incidenza dell'economia del mare sul valore aggiunto complessivo regionale (14,4%), seguita da Sardegna (7,5%), Friuli-Venezia Giulia (7,3%), Campania (7,1%), Sicilia (7,0%) e Lazio (6,8%).
A livello provinciale guidano la classifica:

  • Trieste (21,4%)
  • Livorno (19,4%)
  • La Spezia (17,1%)

Mezzogiorno strategico
Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno continua a rappresentare il principale baricentro della Blue Economy italiana.
Le regioni del Sud generano infatti il 34,2% del valore aggiunto nazionale del comparto e concentrano il 39,9% dell'occupazione, confermando il ruolo centrale del mare nello sviluppo economico dell'area.
Segue il Centro Italia, che produce il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% degli occupati.
Più contenuto il peso del Nord: il Nord-Ovest rappresenta il 18,3% del valore aggiunto e il 14,4% dell'occupazione, mentre il Nord-Est si attesta rispettivamente al 17,3% e al 16%.

L'importanza del mare emerge anche dai dati demografici
Al 31 dicembre 2025 la popolazione residente nei comuni delle zone costiere italiane è pari a 20.124.392 persone, mentre nei comuni litoranei risiedono 16.566.358 cittadini, a conferma del forte legame tra sviluppo economico, qualità della vita e territori affacciati sul mare.

Mismatch, il comparto si difende
Uno dei temi centrali del Rapporto riguarda il capitale umano.
Anche le imprese della blue economy risentono delle difficoltà nel reperire personale qualificato, ma mostrano una maggiore resilienza rispetto alla media nazionale.
Il 65,9% delle imprese segnala difficoltà nel trovare figure adeguate, contro il 68,4% dell'intera economia italiana.
Però le difficoltà nel reperire competenze green riguardano appena il 2,2% delle imprese blu, rispetto al 6,4% del totale economia.
Per le competenze STEM la quota si attesta al 2,6%, contro l'8,9% nazionale.
Gli unici ambiti in cui le imprese della Blue Economy registrano maggiori difficoltà rispetto al resto dell'economia riguardano le competenze amministrativo-contabili (8,6% contro 7,3%) e alcune soft skill, come la gestione delle relazioni interpersonali e il problem solving (12,5% contro 12,1%).

Leggi qui il comunicato. 

Scarica qui la presentazione di Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne.

Scarica qui il rapporto.