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Età media alta e pochi nati: Sud verso un profondo calo demografico

Screenshot del titolo dell'articolo con una foto di sfondo che richiama l'indagine demografica

Sud Italia (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) verso un profondo decremento della popolazione residente tra il 2024 e il 2080: -40,48%, a fronte del -22,30% della media italiana. E’ quanto emerge da un’analisi del Centro Studi Tagliacarne, pubblicata dal Sole 24 Ore Sud nell’articolo "Al Sud popolazione in forte calo: -40,5% nel 2080"
A livello regionale le flessioni più marcate, all’interno della ripartizione e nel periodo considerato, sono attese in: 

  • Basilicata (-46,0%);
  • Sardegna (-45,74%);
  • Calabria (-41,91%). 

I punti deboli
Un elemento particolarmente critico riguarda l’età media. Se nel 2024 era di 45,68 anni, al di sotto della media nazionale (46,61), nel 2080 raggiungerà quota 52,16 superando il dato italiano (51,0). Numeri che, in qualche modo, sono collegati a quelli sui nuovi nati. In questo ambito, con 6,45 nati per 1.000 abitanti, il Sud nel periodo 2024-2050 è già al di sotto della media nazionale (6,74). Il quadro peggiora nel trentennio successivo (2051-2080) quando nel Mezzogiorno sono attesi 6,19 nati per 1.000 abitanti contro i 6,76 del resto d’Italia. 

Manca il ricambio
Il saldo migratorio del Sud è negativo, -0,20 per 1.000 abitanti, nel periodo 2024-2050 ed in recupero tra il 2051 e il 2080 (+1,20). Risultati che non sono sufficienti per assicurare un adeguato ricambio. Tra le regioni bene Sardegna e Molise, con un saldo complessivo favorevole in entrambi i periodi (+1,52 e +3,50) e (+2,03 e +3,32), mentre la Campania mostra la criticità più evidente nel primo tratto (-0,75), con un recupero solo parziale nel lungo periodo (+0,57).

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