
Le importazioni delle regioni del Centro dai Paesi dello Stretto di Hormuz (Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Iran, Emirati Arabi, Qatar, Bahrain, Oman) sono in calo. Tra il 2024 e il 2025 si segnala un -23,9%, in linea con il -23,1% della media italiana.
Lo rivela un’analisi condotta dal Centro Studi Tagliacarne, pubblicata nell’articolo “Importazioni dell’area giù del 23,9% nel 2025” del Sole 24 Ore Centro.
Le regioni che hanno visto calare maggiormente le importazioni sono:
- Abruzzo (-55,6%);
- Marche (-31,6%).
Tuttavia il peso dell’import dai Paesi dello Stretto di Hormuz è limitato all’1,5% del totale per le regioni del Centro (dati 2025) e all’1,8% a livello nazionale.
Il peso del petrolio
A dominare la scena è il petrolio, che proviene per il 28,3% del totale delle importazioni del Centro dall’area dello Stretto di Hormuz (con punte del 33,6% nelle Marche), registrando un valore nettamente superiore alla media nazionale (10,2%).
Discorso leggermente diverso per il petrolio raffinato, che nel caso delle regioni del Centro arriva dallo Stretto di Hormuz per una quota pari al 25,2% del totale delle importazioni relative a questo prodotto. In cima alla graduatoria c’è il Lazio con il 31%.
Accanto ai prodotti energetici, le regioni del Centro importano da questi Paesi anche metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi, nonché combustibili nucleari.
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