
Nel 2026 il 33% delle imprese coesive prevede aumenti di fatturato rispetto all’anno precedente, contro il 20% delle altre. Il 21% prevede un aumento del personale, contro il 13% delle non coesive. E’ quanto emerge dal rapporto “Coesione è competizione” di Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con AICCON e Ipsos Doxa.
Rapporti più solidi
Negli ultimi cinque anni le imprese coesive sono aumentate, passando dal 37,4% del 2020 al 43,5% del 2025. Rispetto al quinquennio precedente cresce la collaborazione con:
- banche (+23%);
- enti non-profit (+13%);
- scuole e università, altre imprese e associazioni di categoria (+10%);
- clienti (+7%);
- istituzioni (+6%).
Crescita costante
Tra il 2020 e il 2025 le piccole imprese coesive passano dal 41% al 50%. Anche le microimprese mostrano un rafforzamento della dimensione coesiva (dal 29% al 31%), mentre le medio-grandi imprese consolidano livelli già elevati di relazionalità, raggiungendo il 70%.
Investimenti, sprint su green e tecnologia
Le imprese coesive mostrano una maggiore propensione agli investimenti green rispetto alle non coesive. Nel triennio 2023-2025 la quota di imprese coesive che investe in sostenibilità ambientale raggiunge il 68%, contro il 41% delle non coesive. Mentre per il periodo 2026-2028 ha in programma di investire il 65% vs 38%.
Sul fronte della trasformazione digitale emerge che, tra 2023 e 2025, oltre tre quarti delle aziende con maggiori capacità relazionali hanno adottato tecnologie 4.0 contro il 49% delle non coesive. Un divario che resterà tale, secondo le previsioni, anche nei prossimi tre anni.
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