
Mezzogiorno più avanti rispetto al resto del Paese per crescita del reddito disponibile delle famiglie: 3,38% contro 2,84% nel 2024 rispetto al 2023. Analizzando invece i dati provinciali si scopre che i primi tre posti della classifica sono occupati da Rimini (+5,78%), Ragusa (+5,55%) e Venezia (+4,95%) e che nelle prime dieci posizioni ci sono sei province del Sud.
Lo rivela un’analisi di Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne sulle stime 2024 del reddito disponibile delle famiglie consumatrici a valori correnti, misura della capacità di spesa della popolazione residente in Italia.
Il divario non si arresta
Attenzione, però, perché sul fronte del reddito pro-capite il Nord è avanti e supera il Meridione di circa il 50%. Infatti, troviamo tre province settentrionali in cima alla graduatoria:
- Milano (36.188 euro a testa);
- Bolzano (32.680 euro);
- Monza e della Brianza (30.182 euro).
A conferma del divario esistente le ultime tre posizioni sono tutte del Sud: Foggia ultima con 14.953 euro, preceduta da Agrigento (15.059 euro) e Caserta (15.288 euro). Ma c’è di più: tra le ultime venti della classifica diciotto sono meridionali.
Metropoli, ruolo guida
Commentando i risultati dell’analisi il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito, evidenzia che “si conferma il primato delle città metropolitane, veri hub di potenzialità: con un reddito pro-capite superiore del 14% rispetto alle altre province, anche per effetto delle retribuzioni più alte di quasi un terzo sostenute dalla concentrazione di attività direzionali meglio pagate e dal più elevato costo della vita”. Quanto al reddito disponibile delle famiglie l’avanzata del Sud è evidente. “Tra il 2024 e il 2023 la classifica della crescita del reddito disponibile vede sei province meridionali tra le prime dieci e nove centro settentrionali tra le ultime dieci”, sottolinea Esposito. Tuttavia, per il meridione, la strada da percorrere è ancora lunga. “Al Sud il reddito disponibile pro-capite resta inferiore di 23 punti percentuali rispetto alla media italiana. E, ancora, se la variazione del reddito disponibile risulta al Mezzogiorno superiore a quella del Centro-Nord, il valore della componente retributiva evidenzia un divario di circa venti punti percentuali rispetto al resto del paese”.
Leggi qui il comunicato.
