
Nel settore dell’aftermarket auto il 24,8% delle imprese prevede un incremento del fatturato per il 2026, il 36% invece un aumento delle assunzioni. Due aziende su tre, però, lamentano difficoltà a trovare le figure professionali e per il 36,8% questo problema potrebbe tradursi in un freno alla crescita. Timore di difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime e semilavorati critici, come semiconduttori e batterie, espressi da un’impresa su quattro.
È quanto emerge dalla ricerca “Il settore dell’Aftermarket dell’automotive in movimento”, che punta i riflettori sulle imprese operanti nella produzione e nella vendita di ricambi di auto, realizzata dal Centro Studi Tagliacarne per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e con il supporto di ANFIA e presentata oggi a Modena.
Cautela sull’elettrico
Solo il 13,8% degli operatori che producono e vendono ricambi di auto investirà nell’ elettrico entro il 2028 e appena l’11,8% lo ha già fatto tra il 2023 e il 2025. Il 73,3% resta ancorato alla produzione della componentistica di auto a combustione mentre guardando al futuro a ostacolare la transizione verso l’elettrico è soprattutto la concorrenza proveniente dai Paesi emergenti vista come una minaccia dal 18,3% delle imprese dell’aftermarket.
L’analisi regionale
La filiera dell’aftermarket automotive produce 31,2 miliardi di valore aggiunto (l’1,6% del totale economia nel 2024), occupa circa 407 mila lavoratori (l’1,5% dell’occupazione complessiva) e genera una produttività superiore del 3,3% rispetto alla media nazionale. A livello regionale il podio è così composto:
- Lombardia (8,8 miliardi di euro di valore prodotto, il 28,2% del totale nazionale aftermarket);
- Emilia Romagna (4,3 miliardi di euro,il 13,8% del totale);
- Veneto (4,2 miliardi di euro; 13,5% del totale).
Una finestra sul mondo
Sul fronte commercio estero si rileva che il 67,0% delle imprese dell’aftermarket esporta i propri beni e servizi e, di questi, il 17,7% stima un aumento delle vendite estere per il 2026. Un terzo degli operatori prevede di subire degli effetti dai dazi degli Usa e il 56,3% punta a trovare sbocchi in mercati alternativi.
Il nodo mismatch
La difficoltà nel reperire le professionalità richieste produce diversi effetti, secondo le imprese dell’aftermarket:
- sovraccarico del personale interno per il 58,5%;
- freno alla crescita aziendale per il 36,8%;
- aumento dei costi di gestione legato alla ricerca e alla formazione del personale per il 32,1%.
“Il settore conta oltre 400 mila occupati e produce più di 31 miliardi di valore aggiunto ma nonostante una moderata crescita tra 2021 e 2024 si registra un lieve calo dell’occupazione e persistono criticità strutturali, come la difficoltà nel reperire competenze”, commenta Giuseppe Molinari, presidente del Centro Studi Tagliacarne e della Camera di commercio di Modena. “Nel lungo periodo - aggiunge - le trasformazioni tecnologiche, inclusa la transizione elettrica, potrebbero logorare alcune componenti importanti della filiera. Diventa dunque cruciale rafforzare le politiche a sostegno della competitività”.

Dalla tecnologia alla competitività
L’ingresso dell’intelligenza artificiale sul mercato è ancora limitato. La utilizza stabilmente solo il 16,9% delle aziende mentre il 28,5% ha intenzione di farlo nel triennio a venire. E la competitività? Per il 66,2% delle imprese si sostiene mediante agevolazioni fiscali e riduzione del costo del lavoro. Il 27,7% ritiene prioritaria la riduzione dei costi energetici e il 13,8% pensa siano necessari finanziamenti alla ricerca.

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Scarica qui la presentazione di Marco Pini, Senior Economist del Centro Studi Tagliacarne.
