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Medie imprese, nel 2026 si stimano aumenti di fatturato e esportazioni

Infografica con i principali dati presenti nel rapporto sulle medie imprese industriali italiane

Per il 2026 le medie imprese italiane stimano un aumento del fatturato nell’ordine del 2,25% e delle esportazioni del 2,7%. Ma più di 7 medie imprese su 10 dichiarano che l’aumento dell’incertezza globale possa generare ricavi inferiori nei prossimi 12 mesi rispetto a uno scenario di maggiore stabilità È quanto emerge dal XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e nel Report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica” realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere presentati oggi a Siena. 
Le medie imprese sono una realtà strategica per l’economia del Paese: 

  • producono il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana;
  • rappresentano il 15% del valore aggiunto; 
  • incidono per il 13% sia sulle esportazioni che sull’occupazione complessiva. 

Tensioni internazionali, c’è preoccupazione
Il 73,9% delle medie imprese ritiene che l’attuale contesto internazionale abbia generato un incremento dell’incertezza sull’attività e sulle prospettive di business. Per oltre la metà di queste aziende la volatilità dei costi energetici e delle materie prime (54,5%) e le tensioni geopolitiche internazionali (53,8%) rappresentano i principali fattori di rischio. Nonostante ciò nell’ultimo biennio il 66,2% delle medie imprese ha preservato redditività e margini, il 41,5% ha rafforzato il proprio posizionamento attraverso il consolidamento del brand, il 38,1% ha ampliato la propria offerta. Le principali preoccupazioni per il futuro? Principalmente i costi degli input e del carico fiscale sul lavoro. 

Export e rischi
L’85% delle medie imprese è presente sui mercati internazionali sia come esportatore che importatore. Di conseguenza sono sensibili alle incertezze globali: 6 aziende su 10 sono esposte agli aumenti dei costi di approvvigionamento previsti per i prossimi 6 mesi. Il 18,9% ha infatti in programma un aumento delle scorte e il 12,6% una riorganizzazione delle catene di fornitura. Inoltre 8 medie imprese su 10 acquistano direttamente materie prime critiche e di queste 4 su 10 hanno riscontrato problemi di approvvigionamento o prevedono di averli. 
Il 96% delle medie imprese ritiene, comunque, che le tensioni sugli approvvigionamenti avranno ripercussioni sull’attività aziendale con le seguenti conseguenze: 

  • rincari del prodotto finito (67,1%),
  • ritardi nella consegna dei prodotti sul mercato (57,5%);
  • incidenza sui margini di profitto (46,6%).

“L’aumento dell’incertezza internazionale e la volatilità dei costi energetici e delle materie prime non vanno sottovalutati: possono ridurre il potenziale di crescita di queste imprese”, commenta Andrea Prete, presidente di Unioncamere.

L’occupazione cresce ma occhio al mismatch
Tra il 2015 e il 2024 l’occupazione nelle medie imprese è cresciuta del 23,7%. Gli under 35 rappresentano il 41% dei nuovi assunti ma fanno fatica a raggiungere ruoli di responsabilità mentre la partecipazione femminile (27%) resta contenuta. Quasi il 90% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale: le criticità riguardano  soprattutto figure tecniche e specialistiche (67,2%) e operative (50,6%). Quanto alla governance nel 65% dei casi fa capo  a un’unica famiglia o persona fisica. Oltre la metà delle aziende (53%) è oggi guidata dalla  seconda generazione, mentre il 28% resta ancora nelle mani del fondatore.

Uno sguardo al futuro
Le tecnologie Deep Tech (tra queste intelligenza artificiale, robotica, cloud) avranno un ruolo importante nel futuro delle medie imprese. Nel prossimo biennio vi investirà il 34,9%, una quota superiore rispetto a quella (28,2%) che ha investito in queste tecnologie tra il 2023 e il 2025. “La loro competitività futura passerà però dalla capacità di coniugare la continuità del modello  imprenditoriale con una trasformazione più profonda, fatta di investimenti nelle tecnologie più avanzate e nel capitale umano. Perché l’innovazione genera valore soprattutto quando le imprese riescono a integrare nuove tecnologie, competenze qualificate e formazione”, sottolinea Giuseppe Molinari, presidente del Centro Studi Tagliacarne. 

Leggi qui il comunicato. 

Scarica qui il Rapporto sulle medie imprese industriali italiane.

Scarica qui il Report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica”.

Scarica qui la presentazione di Marco Pini, Senior Economist del Centro Studi Tagliacarne.

Scarica qui la presentazione di Gabriele Barbaresco, Direttore Area Studi Mediobanca.

Scarica qui la presentazione di Emanuela Salerno, Senior Economist Area Studi Mediobanca.